OLYMPIA E LA LIBERTÀ

Olympia sorgeva. Su quella panchina in mezzo al niente lei stava. Avvolta da una certa aurea di maestosità si ergeva, lì, anziana e leggendaria. Non più un futuro, per lei. Aveva vissuto. Lottato. Sofferto. Grintosamente amato. Il tutto con coraggio, un coraggio da donna di un tempo, indiscutibilmente unico. Amélie, figlia di un mondo fatato, la vide. Ne percepì il battito forte e costante del cuore. Anziano, sì, ma non arreso. Ne venne rapita. La giovane donna del futuro. Senza passato. Senza origini né nonni. Senza storie. Solo fantasia e farfalle, a guidarla. E un anello. Semi-giallo e semi-argenteo. Per metà l’uno. Per metà l’altro. Come la vita. Il sorriso di Olympia la ferì. Bruciò l’arida superficie e andò dritta al cuore. Forse nemmeno la vide, mentre parlava. Storie, narrava. Le donava un passato. Un’origine. Una nonna. Forse nemmeno la vide, mentre intesseva la guerra. Una guerra vicina e lontana, fatta di ingiustizie e di “Raus!”, senza terra, sen...